02/11/08

Architettura e interazione. second life una occasione straordinaria

testo elaborato in occasione della esposizione di alcuni lavori alla mostra Rinascimento Virtuale. Firenze. 21.10.08 - 07.01.09

Parlare del mio lavoro di architetto in second life, richiede sempre una considerazione iniziale su cosa è per me per me oggi fare architettura.
Come architetto mi sono quasi sempre occupato di dare forma a dei contenuti, o meglio di dare forma alle questioni che interessano il tempo in cui viviamo; dove il risultato ultimo è dato da un continuo lavoro di definizione tra le ragioni e le soluzioni.









Interessarsi del nostro tempo, significa per me accettarne innanzitutto la sua complessità e indagarne le sue trasformazioni, mettendo al centro di tutto l’uomo, inteso come uomo contemporaneo.








Cosi non è strano individuare il cambiamento in corso di quel mondo della comunicazione, che ha dominato l’ultimo secolo, in direzione di un mondo dove l’interazione la fa da padrone. La rapida trasformazione che l’era del web 2.0 sta avendo, sembra, inoltre, manifestare sempre più l’esigenza di creare comunità immersive o tridimensionali (evoluzione dei social network di prima generazione) dove i singoli soggetti, non più solo spettatori di quello che gli succede attorno, possono creare nuove forme di aggregazione soprattutto intorno a degli argomenti specifici.







L'occasione data dalla particolare capacità interattiva di second life (sl), intesa come piattaforma mediatica con un alto standard comunicativo, penso sia un ottimo terreno su cui la sperimentazione artistica e architettonica possa evolversi, soprattutto perché i meccanismi che strutturano sl: il business ed il gioco; permettono e non impediscono alla espressività dei singoli di potersi liberare.





Considero prevalentemente sl come una estensione della nostra contemporaneità, per di più una estensione interattiva del nostro fare quotidiano, determinata sempre più da una analogia tra diverse realtà percettive e di azione, in cui il mondo creativo e artistico è un enorme patrimonio oramai non solo percepito.
L'idea di inseguire la conformazione di un luogo a partire dalla sua percezione emozionale, trovo sia la chiave con cui il mondo di sl può crescere e esprimere al meglio la sua potenzialità, e quella con cui il mio lavoro in sl cerca di procedere.

La percezione "concettuale" e il suo naturale evolversi in una forma funzionale, da un lato, e la risposta formalistica data ad una domanda di oggetti "alla moda", dall’altro, riducono spesso il mondo del metaverso ad un surrogato del mondo reale (se dovessimo dargli un appellativo potremmo sicuramente chiamarlo - neomodernismo -).











Trovo quindi che incontrare e percepire oltre alla dimensione concettuale dei cosiddetti mondi virtuali di tipo immersivo, anche una dimensione emozionale (non solo sentimentale), corrisponde a spostare il punto di vista da cui guardiamo quanto succede intorno al nostro avatar e tra il monitor e il suo aka reale. Prendere coscienza di attraversare, tramite una esperienza “umana”, questo mondo iperstimolante è cosa straordinaria soprattutto perché rende pieno il nostro fare, adatto al nostro vivere contemporaneo, una risposta ottimale a quella parte di noi che trova spesso negli spazi d'azione e di concettualizzazione quotidiani, ormai, un certo disadattamento.

Inoltre trovo che l'esigenza di luoghi permane come costante della vita umana, più che dell'esigenza di spazi o forme, dove un luogo è dato in primis dalla sua intensità vitale (pensiamo alle strade o alle piazze delle città storiche che conosciamo), in sl questi luoghi spesso non hanno ancora forma, sono i posti dove più o meno casualmente avvengono incontri, instant message, chattamento, scambio di notecard, etc. attività di socializzazione tipiche di sl. Per cui parlare di forma e quindi architettura in sl ha senso secondo me solo a partire dalla definizione di questo tipo di contenuti.

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